Ha debuttato in Italia, lo scorso 19 settembre al Teatro Out Off, nell’ambito della programmazione del Festival MITO Settembre Musica, “Cheval”, uno spettacolo musical-atletico-rumorista ideato dai francesi Antoine Defoort e Julien Fournet.
“Cheval” è uno spettacolo che racconta la musica (e, più in generale, il suono) da punti di vista assolutamente inediti e inaspettati: si esplorano gli accordi in relazione al paesaggio, si suonano strumenti praticando sport, si gioca con la percezione e con gli scarti occhio-orecchio.
In scena, sotto la discreta e divertente regia di François Philips e Joëlle Reyns, i due performer giocano (e rimbalzano) tra un pianoforte, uno schermo interattivo, una porta da calcio che protegge computer e strumenti elettronici, due aspirapolvere, una macchina lanciapalle, un saccone da boxe.
I due artisti si lasciano andare alle più pindariche elucubrazioni sulla musica e sulla costruzione delle melodie, componendo e distruggendo suoni (e idee), utilizzando metodi e trucchi particolari (come l’aspirapolevere, che permette di avere il filo riavvolgibile) e sempre, alla fine, palesando al pubblico lo scopo del percorso fatto.
Gli autori presentano lo spettacolo come “un trattato astratto sul rimbalzo in seguito al quale si cerca di far risuonare degli oggetti inconsistenti (idee, concetti o stratagemmi) su delle superfici dure (schermi, chitarre o pianoforti)”. In effetti si tratta proprio di questo: tra una partita a squash giocata con due chitarre (e sugli accordi che essere creano) e qualche tiro a pallone (i cui rimbalzi contro lo schermo attivano delle risposte elettriche e, di conseguenza, serie di suoni ed immagini); tra una lunga sosta ad ascoltare tutte le possibili declinazioni degli accordi di DO e un coro virtuale costruito a partire da alcune parole ripetute ritmicamente, tutto il gioco viene progressivamente svelato, dichiarato, raccontato.

Seguendo il filo di una drammaturgia precisa e ben costruita, lo spettatore assiste – divertendosi e sorprendendosi continuamente – alla nascita e alla composizione progressiva di musiche conosciute (come lo “Stabat Mater” di Pergolesi o “Billy Jean” di Michael Jackson) e non, attraverso le più differenti tecniche di costruzioni musicale. Si fa musica con rumori, suoni, con un flauto suonato con il naso mentre si imita la base ritmica con la bocca, con una telecronaca di calcio, con un circuito elettrico che si attiva schioccando le dita. Si fa musica chiacchierando, giocando sulla confusione creata dal parlare alternando velocemente due lingue, soffermandosi ad ascoltare l’armonia creata da suoni meccanici.

Uno spettacolo contro la “mafia armonica” che ci costringe a considerare la musica solo come l’insieme di quella infinitesimale parte di accordi (categoricamente suonati da strumenti musicali!) che siamo abituati a sentire. Un gioco – un “cavallo”, un po’ matto e un po’ maestoso – fondato sull’autoironia e su un’estrema preparazione tecnica e tecnologica. Un’ora di buona musica e di sano divertimento davvero imperdibile.

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