Si inizia a sipario chiuso, come nella migliore tradizione teatrale. Un attore – Daniele Trambusti, ottimo caratterista e ottima spalla della magnifica, server dirlo? Angela Finocchiaro – entra in scena, dice qualcosa che fa ridere, gioca con alcuni telefonini, facendoli suonare in un crescendo di ansiosa tecnologia invadente. E poi il sipario si apre e il pubblico scivola nel mondo magico dei testi di Stefano Benni, uniti a patchwork in questo spettacolo: “Mai più soli”, messo in scena da Cristina Pezzoli. Il primo è Nonno Stregone, il personaggio di “Pane e tempesta”: è un vecchio, accappatoio, calze spaiate, che racconta il suo risveglio, difficile, angosciante, da anziano. Per sentirsi vivo, per capire che effettivamente è ancora vivo, annusa. Sente gli odori, prima di compiere le ventisette – faticosissime – azioni richieste ad un essere umano per alzarsi dal letto.
Angela Finocchiaro cambia panni: è la volta del disperato racconto di un uomo in treno e della sua epopea attraverso tutti i disagi che i vagoni trenialia gli offrono: affollamento, telefonia folle, asfissia, gelo, gabinetto rotto, blackout…
Quindi vediamo l’esilarante tentativo di una signora che tenta di acquistare un presepe tradizionale e si vede rifilare – in nome di una balzana scusa umanitaria – una villa con giardino e una Sacra Famiglia modaiola e imbellettata. Condizionamento, evidentemente, mica bue e asinello.
C’è poi la storia di un muratore che viene chiamato in paradiso ad aggiustare la porta di Pietro… “Sei sicuro di non essere caduto da un’impalcatura?”. E ancora le storie dei festeggiamenti di Capodanno: il solitario, l’ansioso, la coppia innamorata, quello che sono anni che si ritrova in casa persone che festeggiano perché è buono e tanto, alla fine, i danni li paga lui.
Personaggi che ognuno di noi ha visto, sentito, che fanno parte di ciascuno di noi. Personaggi raccontati con un linguaggio vivace, sorprendente, naturale. E messi in scena con sincerità e ironia. Uno spettacolo da vedere, per concedersi un po’ di sano divertimento non senza riflessione, perché questo fanno i testi e gli spettacoli di grande letteratura: divertono e fanno pensare. Ce n’è bisogno.

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