“Se avessi davvero la percezione del tempo, avrei più premura di non essere umiliata”: così si chiude “Serate bastarde”, spettacolo forte, divertente, ironico e, soprattutto, intelligente. La Compagnia Dionisi porta in scena delle storie che mettono a nudo la nostra realtà – o quella che viene costruita per mezzo dell’informazione e dei suoi strumenti – con un occhio particolare alla condizione della donna, spesso portata all’umiliazione dalla società, se non direttamente da se stessa. Una parodia del sistema televisivo, dei concorsi che inneggiano al non-talento, dei vari “Miss …”, dei format che mettono in mostra senza ritegno corpi e presunte interiorità. Una coraggiosa Carmen Pellegrinelli diventa orgogliosamente “Miss Ustione Italia 09”, contenta di farsi interrogare senza sensibilità o ritegno. Il sogno di diventare famosi, di andare sul piccolo e grande schermo, il falso regno dei “Sei una bella persona” detto tra perfetti sconosciuti solo per ipocrita cortesia e per fare audience. Il racconto di una trentacinquenne di sinistra (l’esilarante Renata Ciavarino) costretta tra stereotipi e voglia di fare ciò che le piace, tra la lettura di libri impegnativi, la visione di capolavori di cinema polacco senza sottotitoli, la voglia di masturbarsi davanti a un video di youporn, la necessità di essere notata mentre beve una tisana al tiglio rigorosamente acquistata al Mercato Equo e Solidale. Il resoconto disperato di Silvia Gallerano che ci parla di una vita in bilico, senza soldi, con tre lire di pensione; che racconta in prima persona la disperazione di una madre sola portata alla follia dalla sua situazione e riporta la scena di un omicidio ad opera del figlio che incendia un barbone solo perché sembrava non esserci altro modo di sfogare la rabbia. “Serate bastarde” alterna scene comiche di parodia e satira a momenti di tragedia; scene di interazione con il pubblico a brevi interventi video (notevole “Fez&the City”, che ricalca – riportandola nella città di Kabul – la celeberrima serie americana sulle donne, l’amore e il sesso). Un grido di ribellione intelligentemente celato ma non nascosto. Una presa di coscienza feroce e derisoria. Si ride e si rimane gelati dall’ammissione che uno su mille ce la fa ma che in fondo non si sa bene a fare cosa. Si ride facendo scivolare una piscina gonfiabile dalla platea al palco e si gela quando ci si fa notare come veniamo umiliati(e), zittiti(e), derubati(e), derisi(e), sostanzialmente sottovalutati(e) da tutto quello che ci circonda e che non ci permette di mostrare ciò che veramente vale: il cervello. Uno spettacolo da vedere, per passare una bella serata, per ascoltare, per riflettere, per ridere e per applaudire l’intelligenza di queste tre donne e del loro lavoro.

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