È una piccola sala quella del teatro Mohole. Intima, diretta, dove la vicinanza al palco e tra gli spettatori stessi permette un contatto che è ormai raro trovare a teatro. Nata nel 1998 come laboratorio e come scuola, Mohole diventa negli anni una realtà aperta e variegata, frutto di esperienze e spunti di diversi settori. L’associazione apre la stagione nello spazio di via Desiderio (sede dal 2004) con uno spettacolo divertente e paradossalmente astratto, per quanto indissolubilmente legato alla nostra quotidianità.

“Oche acerbe in fila”, scritto e diretto da Cosimo Lupo, uno dei fondatori della compagnia, è un testo che racconta di noi, dell’uomo, dei suoi contatti e scontri con la realtà in cui vive. In scena due personaggi: una commercialista spietata e senza peli sulla lingua e un suo cliente, integerrimo ed ingenuo, che è stato da lei trascinato in una frode dopo aver ricevuto una consistente eredità. I due si trovano in uno spazio senza tempo, indeterminato – la pancia di un qualche essere marino – novelli Giona della nostra società che viene fotografata, strizzata, derisa a tratti, in un dialogo serrato e pieno di umorismo. Bravi Rachele Bonifacio e Alessandro Quattro a palleggiarsi le battute che si susseguono tra massime di vita, luoghi comuni (fonte inesauribile di verità…), ragionamenti che sfiorano la follia (come l’elogio delle tasse) e amare ammissioni (“è difficile essere etici quando si è indispensabili”). In fondo però, ci si interroga sul valore del restare rispetto al viaggiare, sul coraggio di rimanere a fare i conti con la quotidianità e le difficoltà che essa ci pone davanti invece di scappare seguendo l’utopia di poter sfuggire a noi stessi e a ciò che siamo. La vita e la sua complessità diventano tema di discussione, di scambio, senza retorica e senza moralismo. Una fotografia astratta che racconta di spazio, di istinto, di indole umana, di relazioni, di etica. “Oche acerbe in fila” si gode dalla prima all’ultima battuta proprio perché flusso continuo di parole: non ci si sofferma sui concetti esposti, ci si lascia trasportare dalle associazioni di idee, vagando dallo Stato al sesso senza soluzione di continuità. Uno spettacolo che sicuramente invoglia a seguire la programmazione del teatro.

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