Mai come in questo momento, ci si rende facilmente conto di sapere poco – troppo poco – della storia del nostro paese. Della sua nascita. Delle implicazioni che il Risorgimento ha avuto e delle conseguenze che ha portato con sé. Marco Balliani di presenta, in “Terra promessa”, la stessa storia da un punto di vista inusuale: il protagonista è un brigante del Sud.
Se si è briganti non si può più tornare tra i cristiani. In scena insieme a Balliani, tre schermi che raccontano le vicende di alcuni personaggi. Chi del Nord, chi del Sud, chi cafone, chi signore. Tutti. Ognuno ha avuto le sue ragioni per compiere le azioni che ha compiuto. Chi aveva ragione o torto lo ha deciso, e contiuna a deciderlo, la storia. Di solito la storia dei vinti.
Carmine Crocco è un poveraccio che lavora la terra in Basilicata. Alla promessa dei nobiluomini del Nord, promessa di libertà, giustizia, uguaglianza, si schiera con i garibaldini. Promettono terra. Poi la situazione degenera. Emergono le ingiustizie, le rivalità, gli interessi personali. E, con la guerra contro gli austriaci, i giovani del Sud vengono arruolati per combattere una guerra di nemmeno-si-sa-chi. Vengono tolte braccia alla terra, i figli partono, la ricchezza della zona parte. Il Sud resta desolato, preda di bramosia e insurrezioni. Lo stato è visto come qualcosa che accade, come destino, ma l’annessione del Sud è percepita sempre più come un atto di forza.
L’ultima parte dello spettacolo racconta la fine di Crocco, il disperato tentativo di restare tutti uniti. Ma gli interessi e i tradimenti, ancora una volta, rovinano un sogno di dignità e coraggio. Spinti dalle tragiche condizioni della loro terra, tra il 1865 e il 1905 emigrano dal Sud otto milioni di contadini, un terzo della popolazione italiana di allora. “L’Italia nasce nello strappo”.
Un testo forte, partecipato, in parte tratto dalla stessa autobiografia di Carmine Crosso. Video scenografie che – eccezione nell’attuale panorama teatrale italiano – non disturbano e non sono superflue, ma aiutano a contestualizzare, capire, mostrare altro che la scena “fisica” non rivela. “Terra promessa” è uno spettacolo semplice, di narrazione. Fa piacere sentir raccontata la propria storia. Dovremmo ascoltare tutti.

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