“Dicono che a narrare storie il mondo diventi assai meno terribile, e per tal compito, in questi tempi amari dove a parlare sembra essere solo la realtà, ci siam messi all’opera, con passo volatile e leggero, ma per toccare sostanze alte e un sentire sincero”.
Marco Baliani è un teatrante eclettico: attore e regista, si sposta dal teatro civile alla letteratura con grande facilità e senza sbalzi.
L’ultimo lavoro da regista lo vede alle prese con Ludovico Ariosto e con il suo capolavoro, l’Orlando Furioso. In scena Stefano Accorsi è narratore e protagonista delle vicende, numerose ed intricate, che si snodano lungo il poema. Sullo sfondo sempre lui, l’Amore, nelle sue sfumature, implicazioni e variazioni.
Ad accompagnare Accorsi in questa leggendaria avventura una delicata e spiritosa Nina Savary – francese ma con una pronuncia molto precisa in italiano, nonostante la difficoltà del testo – figlia d’arte ancora non conosciuta in Italia. Presenza femminile leggera e ironica, Nina Savary è la musicista e rumorista dello spettacolo. “Furioso Orlando” infatti è costruito sul testo, sulla musicalità delle rime, sulle assonanze tra le parole e sul ritmo delle sillabe, ma anche sui rumori e sui trucchi scenici. Sul palco, presenze curiose e silenziose, strane macchine vengono avviate a seconda del momento: sentiamo il suono del mare uscire da un setaccio pieno di pietruzze, il vento venire da un mulinello che sfrega contro della stoffa, il tuono liberarsi da una lastra di metallo scossa con forza.
E così, tra rimandi a Omero, Shakespeare (gli attori, in fondo, non sono fatti della stessa sostanza dei sogni?) e Dante, seguiamo Orlando nella sua disperata corsa dietro all’amata Angelica, che continuamente gli sfugge. Voliamo sull’ippogrifo con Ruggero, ci innervosiamo con Bradamante e ridiamo degli incantesimi della maga Alcina. Un tuffo in una letteratura che, troppo spesso, resta confinata a studi liceali e non più ripresa, riletta, rivissuta. Orlando Furioso è un poema ancora in grado di dirci qualcosa, di farci sorridere, di ricordarci quanto la fantasia possa farci visitare mondi lontani e conoscere eroi e mostri e maghe e cavalieri.
Baliani ha reso con semplicità esemplare, aiutato da due bravi attori, una storia basata sull’amore e sulla gelosia. Una sintesi perfetta di un lungo poema che è una pietra miliare della nostra letteratura. Non disturba che il poema sia smontato e ricostruito, adattato e integrato con versi nuovi o altrui. Anzi, lo rende completo e leggibile per il pubblico del ventunesimo secolo, senza la pretesa di restare in un’aura di poetica nostalgia cinquecentesca. E, “se poi sono riusciti ad incuriosirci”, l’invito a rileggere il testo dell’Ariosto è qualcosa che si accoglie volentieri. Un suggerimento prezioso, molto lontano degli obblighi scolastici.

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