Si tratta di una questione di luci e ombre nella vita. Si tratta di capire quali sono le zone oscure e quelle chiare, con la consapevolezza che in generale ci sono molte più cose oscure, rispetto alle prime. Questo è il sottotesto di “Troia’s discount”, nuova produzione di Ricci/Forte in scena al Teatro I fino al 17 gennaio. “È l’era di una nuova glaciazione: spero sia la mia razza che si estingue”: uno spettacolo che parla di quotidiano, di banale, di ciò che ci passa sotto gli occhi tutti i giorni, formando o sformando le nostre coscienze, senza che noi lo realizziamo pienamente. Siamo tutti “richiusi in recipienti ermetici senza il buon gusto di scoppiare”. Gli attori (i bravi Fausto Cabra, Enzo Curcurù, Anna Gualdo, Alberto Onofrietti e Angela Rafanelli) riescono a comunicare questo sentimento di isolamento, di chiusura, di ottusità, ma i loro movimenti e le dinamiche che si instaurano in scena faticano a distaccarsi dal semplice mostrare una serie di esercizi di training attoriale. C’è una storia di fondo, quella di Eurialo e Niso, amici e anche un po’ compagni, che decidono di dare fuoco ad un supermercato – snodo essenziale delle nostre vite – e finiscono pestati e seviziati da una banda. Su questa si innestano una serie di episodi singoli: una ragazza costretta alla prostituzione, un trans (vera “figura tragica del nostro tempo”, come l’ha definita Andrea Porcheddu) che racconta dei suoi sudici e violenti incontri, una donna comune (Anna Gualdo rende senza dubbio questa la parte più intensa di tutto lo spettacolo) che ripercorre la sua squallida e banale vita reprimendo il desiderio di bruciare tutto, tagliare via tutto. È anche un’invettiva contro una società che ci rende schiavi, contro uno stile di vita – quello del consumo -, che ci rende puttane. Vortici di simboli commerciali, immagini di moda e design, falconi, barattoli, scatole, sacchetti di patatine, spray antibatterici, vestiti… appariamo sommersi e impotenti di fronte all’intrusione esasperata di una commercializzazione generalizzata che monopolizza il nostro vivere in ogni sua sfumatura. Dovrebbe essere poetico e dissacrante. Ci sono corpi nudi, spogliati, picchiati, derisi, mutilati, usati. La drammaturgia è però debole e sconnessa e diventa in più punti pura retorica. Un viaggio che passa da miti classici a sonorità industriali ed assordanti con scarti individualisti. Il testo appare criptico, spesso incomprensibile, senza però trasportare in una dimensione poetica, ma piuttosto ad una sensazione di irritazione permanente. “Troia’s discount” è senza dubbio uno spettacolo competente e studiato, che si distacca dalla produzione tradizionale del nostro paese; attori e registi hanno fatto un grande ed evidente lavoro su corpo, voce e movimenti. Troppo spesso però la forza del discorso viene nascosta dietro ad astrusità testuali e a manierismi fisici. Un messaggio che giunge avariato, che percorre troppe deviazioni per poter arrivare puro, ma che sicuramente costituisce un passo verso un altro modo di fare teatro.

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