Una rivisitazione tutta personale di Amleto, quella che Filippo Timi affronta nel suo “Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioche”, spettacolo dell’anno scorso in replica a Milano al Franco Parenti. Un re allegro, canzonatorio, derisorio e folle. Un Amleto che si interroga sul potere con toni un po’ alla Marchese del Grillo, tra brevi scene che spaziano da Marylin a Edith Piaf. Uno spettacolo colorato e divertente, che cattura il pubblico con una drammaturgia costruita su giochi e battute. Filippo Timi è un principe che riflette sul rapporto tra illusione e realtà prendendo il suo destino – quello di un principe costretto sempre alla stessa vita, agli stessi eventi, da quattrocento anni – con ironia e sfrontatezza. «Non solo Amleto non riuscirà a dire quel famoso “essere e non essere”, ma anche al resto della compagnia risulterà difficile farlo» aveva detto l’attore a proposito del suo personaggio: e in effetti sul palco ci sono solo personaggi perduti, che recitano ruoli forzati e grotteschi, senza sapere quale sia il loro posto definitivo. Solo Ofelia resta fedele alla sua natura pura, legata indissolubilmente al capolavoro shakespeariano. Uno spettacolo sull’importanza della consapevolezza dell’inganno. Un Amleto paradossale, sempre teso tra il sentimento di distruzione e l’esplosione dei sensi e della vitalità. Filippo Timi ci fa distrarre e riflettere, con l’aiuto di Paola Fresa, Lucia Mascino, Luca Pignagnoli e Marina Rocco; e sulla scena vintage, fatta di vecchi teli e materiali di recupero e vestiti di paillettes, seguiamo le loro vicende un po’ matte e po’ crudelmente reali non smettendo mai, o quasi, di sorridere.

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