La milonga è il regno del tango. Un luogo sospeso nel tempo, dove coppie di tangueros si avvicendano sulla pista da ballo, attorcigliandosi e rincorrendosi.
Massimo Navone decide di ambientare qui il suo “Otello… un tango ancora”, che ha debuttato in prima nazionale lo scorso 10 gennaio al Teatro Tieffe Menotti.
Il tango come metafora di passione e follia, di sensualità e lotta. Funziona molto bene per una tragedia come Otello, che Shakespeare fonda sulla gelosia e sull’invidia di Iago nei confronti del suo generale.
Navone presenta un’interpretazione atemporale (anche se scene e costumi sono riconoscibili come anni ’40), sospesa tra la musica e l’oppressione. Gruppi di tangueros ballano realmente in scena come durante una normale serata danzante. Sono il coro silenzioso della tragedia, si muovono complici tra i tavoli.
La scenografa Elisabetta Gabbioneta ricostruisce un ambiente fumoso, buio, denso e semplice. Qui Otello (Giovanni Rosi) presenta pubblicamente Desdemona (Sara Bellodi), sua sposa. Qui Iago (Marco Maccieri) tesse la sua tela per vendicarsi e per invidia. Qui Otello si fa convincere dell’infedeltà di Desdemona e impazzisce. Fino alla fine.
Bravi gli attori a muoversi in uno dei testi più conosciuti e ben costruiti di Shakespeare. Molto appassionati Cecilia Di Donato nel ruolo di Emilia e Giusto Cucchiarini in quello di Cassio.

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